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Iniziative Sociali
 



MATTEO E LA SINDROME DI RETT

 

                      Solidarietà e iniziative sociali

Da sempre Matteo ha rivolto il suo sguardo alle persone meno fortunate. Nella sua carriera ha devoluto l’incasso di vari suoi concerti a favore di problematiche importanti come il neuroblastoma, l’autismo ed una unità materno-infantile in Burkina-Faso.

Questo suo modo di vedere la propria arte a favore degli altri lo ha portato negli ultimi anni ad occuparsi in particolare delle bambine affette dalla Sindrome di Rett insieme al Dottor Claudio De Felice (nella foto a destra), neonatologo presso il Policlinico di Siena, e sua figlia Laura, studentessa in Scienze della Comunicazione.


        Sindrome di Rett

La sindrome di Rett prende il nome dal neuro-pediatra austriaco Andreas Rett che l’ha scoperta per primo e pubblicata nel 1966.
E’ un grave disturbo del neurosviluppo che colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile (con una frequenza media di circa 1 su 10000/1 su 15000 neonate), legato nella grande maggioranza dei casi alla mutazione di un gene posto sul cromosoma X (MeCP2).
Casi di Sindrome di Rett sono riportati in tutto il mondo e viene difficilmente diagnosticata prima dei 2-3 anni di vita.
Ritardo mentale, microcefalia, convulsioni, scoliosi, stereotipie, difficoltà motorie, deficit di comunicazione verbale e disturbi respiratori sono fra i maggiori elementi presenti nella patologia.
Attualmente non esiste una terapia efficace per la prevenzione della regressione neurologica.
Per ulteriori informazioni sulla sindrome, consultare i siti specializzati.


Effetti benefici della voce di Matteo

La musica rappresenta la più potente sorgente di stimolo auditivo nel cervello umano. Numerosi studi hanno chiarito in maniera inequivocabile che la musica ha un’azione diretta su molte aree del cervello  fra le quali quelle del sistema limbico e para-limbico, cioè sui centri chiave dei circuiti nervosi che si attivano nelle emozioni.
Alcune osservazioni hanno suggerito l’importanza della musica nelle pazienti con sindrome di Rett, ma finora sono mancate prove scientifiche solide dell’efficacia della musicoterapia.
Grazie ad una scoperta del Dr. Claudio De Felice (neonatologo e ricercatore di livello internazionale, U.O.C di Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena) sulla pulsossimetria (monitoraggio continuo e non invasivo dei parametri vitali, quali la frequenza cardiaca, l’ossigenazione e altri), è diventato possibile misurare in maniera oggettiva gli effetti del canto e della musica nelle bambine con sindrome di Rett.
Matteo, insieme a Claudio e a sua figlia Laura De Felice (studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università di Siena), collabora attivamente a numerosi studi focalizzati sull’analisi spettrometrica della propria voce e sulle risposte fisiologiche che le sue particolarissime caratteristiche vocali (voce “violino”) provocano nelle pazienti Rett.
Il canto è complesso sia da eseguire che da insegnare. Finora la preparazione del cantante non comprende la misura oggettiva dei cambiamenti fisiologici che avvengono durante il canto.
Matteo è stato il primo a farsi misurare, mediante la pulsossimetria (monitoraggio non invasivo e continuo di vari parametri vitali: frequenza cardiaca, ossigenazione, perfusione, emoglobine non ossigenate, ecc), in una situazione di concerto simulato.
Grazie alle ricerche sulle variazioni interne dell’ossigenazione che il canto causa in Matteo, è stato addirittura possibile identificare una correlazione con lo stato respiratorio della sindrome di Rett, che presenta bassi livelli di ossigenazione e maggiore stress ossidativo
1 .
Altri studi in corso stanno dimostrando che le bambine esposte alla voce di Matteo riescono a migliorare lo stato di ossigenazione e respirazione, bloccare parzialmente o totalmente le stereotipie e a raggiungere uno stato di maggiore rilassamento
2.
Da ulteriori ricerche è emerso che anche il contatto visivo fra il cantante e la paziente è fondamentale per il rilassamento delle bambine con sindrome di Rett
3.

Questi studi innovativi hanno già ottenuto una notevole eco sia scientifica che mediatica nazionale (stampa, TV) e internazionale.

Clicca sull'immagine per una visualizzazzione completa

1 De Felice C., et al. Systemic oxidative stress in classic Rett syndrome. Free Radic Biol Med. 2009;47:440-448,
2
v. Seminario “Canto, Musica & Scienza, Accademia dei Fisiocritici con i relatori Giuseppe Valacchi, Stefano Bechelli, Luca Savazzi, Claudio De Felice e Matteo Setti, Siena 27 Marzo 2009
3
De Felice C, Setti M. , Savazzi L. , De Felice L., Ciccoli L. , Lorenzetti M., Lazzi N., Marchigiani E., Hayek J.. Preserved nonverbal communication, brain-derived neurotrophic factor (bdnf) plasma levels and physiological response to singing  and music in Rett syndrome. 1st European Congress on Rett Syndrome, Milano, June 5-7. 2009
 

Si ringraziano i genitori delle bambine con Sindrome di Rett per l'autorizzazione alla pubblicazione delle foto ai fini di dare maggiore visibilità a questa patologia.

 



Il 15 settembre 2009 Martina Lorenzetti ha brillantemente discusso la tesi di laurea di Scienze della Comunicazione a Siena, conseguendo il massimo dei voti (110 e lode con dignità di stampa), sulla capacità del movimento-danza di comunicare emozioni nella bambine affette dalla Sindrome di Rett. Fra i correlatori della tesi era presente anche Claudio De Felice, che insieme a Matteo sta analizzando dal 2007 il potere comunicativo del canto-musica in questa sindrome.

 

 

Il 13 dicembre 2009 Matteo, ideatore e promotore dell'evento "Il respiro della Musica" (giornata dedicata alla ricerca sul potere del canto e della musica nella Sindrome di Rett), ha eseguito un concerto di beneficenza in Piazza Re di Roma (Roma), insieme ad una band formata da Luca Savazzi (tastiere), Stefano Carrara (basso, Alessandro Lugli (batteria) e Jonathan Gasparini (chitarra elettrica).

 

        




Mostra di Prassitele (400-326 a.C.),
Museo Archeologico Nazionale di Atene

Gli attori erano esclusivamente maschi e indossavano un gran numero di maschere, sia per interpretare i ruoli femminili, sia ogni attore perché doveva necessariamente interpretare più di un personaggio: “attori”, infatti, erano definiti solo gli individui presenti contemporaneamente sul palco, in numero mai superiore a tre (in origine l’attore era unico e la rappresentazione consisteva esclusivamente di monologhi, in seguito Sofocle aggiunse un secondo attore e Euripide il terzo). Oltre agli attori sul palco era presente anche il coro, formato prima da 12 e poi 15 persone: il suo ruolo consisteva nel rappresentare il punto di vista dell’osservatore e della comunità rispetto al dramma che avveniva in scena, una sorta di pubblico dentro al pubblico che però dialogava con i protagonisti della storia. Aveva anche la funzione di cantare ed eseguire coreografie collettive durante gli “stasimi”, ovvero le parti della tragedia che separavano i veri e propri atti, i cinque “episodi”.

 

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